… E QUANDO ARRIVANO
Etna mi ha dato questa grande gioia: se lo meritava lei, come se lo sarebbero sicuramente meritato ancor prima Athena ed Erman, e poi Unica.
Tutti e tutti in fila, tutti dobermann veri. Tutti giù dietro a Cobes (lui, la Korung, l'ha fatta e riconfermata).
E’ toccato a lei, e proprio Etna ha – e giustamente - chiuso il cerchio degli avi, aprendo forse a tanti altri una via importante, una via maestra.
Basterebbe volerla percorrere.
…QUALCHE DOMANDA
Passata e metabolizzata la prima enorme emozione, infatti, mi chiedo anche: perché solo oggi la prima femmina Italiana della storia riesce nell'impresa?
Cosa manca da noi, e nelle nostre scelte d’allevamento?
I primi elementi che mi vengono in mente sono tanti: mancanza di una certa cultura, di coraggio, paura di mettersi in gioco veramente, le carenze tecniche di figuranti e conduttori (bravo Antonio).
Ma, spesso e soprattutto, l’assenza nei nostri cani delle doti necessarie a superare una prova come questa, grazie alla diffusa e italianissima convinzione che non sia possibile selezionare contemporaneamente morfologia e carattere (e questa convinzione è la più grande, e pericolosa, nemica della razza!).
Fossimo più seri, più determinati, non ci soffermeremmo solo sul benedetto indice cefalico: andremmo di nuovo a leggere e rileggere cosa dice lo standard sul carattere della razza e lo confronteremmo con l’indole e le qualità psichiche del nostro "ciccio" acciambellato sul divano.
Forse in effetti gli corrisponde troppo poco. Ahh... ma l’indice cefalico è perfetto!
…PER INDIVIDUARE GLI ERRORI
Oggi mi guardo intorno, perché dello specchio ormai mi sono annoiato, e vedo poco - forse niente - di quello che veramente conta.
So che posso parlare chiaramente - l'ho sempre fatto senza paura - ma più che altro so che devo!
E so anche, perché devo proprio adesso: per il Dobermann, per quei pochissimi che ancora in questi anni si possono chiamare tali, per i loro avi che se lo meritano
per quanto hanno dato e lasciato, ma più che altro per quelli che devono ancora nascere.
E soprattutto voglio parlare, come sempre, oltre che per me anche per gli altri "congruenti" che non hanno e non avranno mai il coraggio di farlo.
Posso parlare perché per me parlano i fatti e quindi quello che dico dovrebbe contare, a differenza delle infinite chiacchiere senza costrutto dei tanti che si riempiono la bocca
(ma non le fattrici) con la questione caratteriale.
In tanti certamente alle mie parole storceranno il naso e faranno spallucce, ma forse non tutti.
Quel che c’è da dire, senza paura, è che sono troppi anni che gli stalloni più utilizzati sicuramente dal punto di vista caratteriale non rappresentano la razza.
Questo – ovviamente, come tutti sappiamo e tutti fingono di ignorare - ha notevolmente abbassato la media caratteriale del Dobermann odierno (specialmente la tempra).
La responsabilità è inevitabilmente dei vari Club di razza, che da anni non ricordano in alcun modo agli allevatori di rispettare lo standard anche riguardo le caratteristiche caratteriali.
La prima conseguenza è “la bramosia” che si è diffusa tra i tanti neofiti di imporsi nel mondo delle expo anche senza esperienza e studio.
Tanto bastare “montare chi vince e puntare tutto sulla bellezza” (e costoro a volte vengono incredibilmente premiati, con soggetti a dir poco discutibili caratterialmente).
Ovviamente chi, se non il Club, dovrebbe frenare questo atteggiamento tanto dannoso per i nostri cani?
Non funziona così! Questi signori hanno sbagliato razza, e purtroppo il loro pessimo lavoro selettivo prima o poi danneggerà tutti coloro che si avvicineranno a determinati soggetti,
per così dire, geneticamente "contaminati".
A cosa sono serviti gli ultimi grandi riproduttori da 3/4/500 monte l’uno, se poi la stragrande maggioranza dei loro figli non riesce neppure ad essere presentato ad un normale ZTP?
Solo a distruggere il lavoro degli allevatori seri (pochissimi, alcuni dei quali si sono purtroppo arresi e adeguati a questi nuovi “standard” che non hanno davvero più nulla a che fare
con la selezione) e dei pochi altri – altrettanto seri - che però hanno peccato all’eccesso opposto, rinunciando a perseguire le necessarie caratteristiche morfologiche (sempre da eccellente!),
pur di preservare qualità caratteriali che i Club non sembrano più tenere troppo da conto (e qui mi riferisco in particolare a vecchi e famosi allevamenti tedeschi).
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Ci siamo ridotti ad inventare ZTP più teneri, per riuscire a legittimare il risultato di questa politica: soggetti senza tempra e con ben pochi istinti di difesa.
E per poi continuare ad utilizzarli in riproduzione, in un cerchio che si avvita senza fine.
… E PER RICOMINCIARE AD INSEGUIRE IL SOGNO PIU’ GRANDE
Dov'è il Club, dove il confronto di idee, dove sono gli stage (bellissimi ed indimenticabili quelli con Otmar Vogel)?
Come crescono e con quali insegnamenti i nuovi allevatori, che quando faranno cucciolate probabilmente "inquineranno" a loro volta la razza, come non bastassero i tanti
che già lo fanno per ritorni d’immagine e denaro?
Per questo continuo a guardarmi intorno. Perché spero tanto di vedere un cane. Di vedere, di nuovo, UN DOBERMANN VERO.
Claudio Zanobi |