RIFLETTENDO SULLA KORUNG...
     
RIFLETTENDO SULLA KORUNG DI ETNA, SULLA RAZZA, SULL'ALLEVAMENTO E ANCHE, UN PO', SUL CORAGGIO
 

MOMENTI SOGNATI, RISOGNATI  E A LUNGO PREPARATI…
Succede più o meno a tutti.
Arrivano quelle fasi della vita in cui senti il bisogno di fermarti a riflettere su quello che stai combinando, su quello che hai fatto prima e che pensi di fare più avanti, su quello che sognavi di fare e su quanto sei riuscito a realizzare davvero.
Afferri il senso pieno degli attimi più belli ed emozionanti : quelli sognati e risognati, ad occhi aperti ma anche ad occhi chiusi, nel sogno vero.

Li hai talmente desiderati quegli attimi, e tanto fortemente voluti, che pensi - anzi sei sicuro - di conoscerli così bene che quando finalmente arriveranno li dominerai in ogni singola sfaccettatura. Poi però non ti fidi di te stesso, e aspetti.
Aspetti che arrivino concretamente, per vedere quali emozioni ti daranno veramente, e se era poi valsa la pena di desiderarli e sognarli così tanto, e tanto a lungo.  

E alla fine eccoli: ci sei dentro.
Raramente te ne rendi conto immediatamente, più spesso lo capisci solo più tardi che sono arrivati, nei giorni che vengono dopo.
Ma piano piano quegli attimi ti ricordano chi sei, perché avevi tanto lavorato per riuscire a viverli e quanto valgono per te.

Succede a tutti, o almeno dovrebbe.
Io lo spero fortemente, perché si sogna che la vita ci regali un infinito susseguirsi di emozioni, ma se scavi dentro sono poche quelle che in realtà si stampano nell'anima indelebili.
Quelle che non ti annoierai mai di raccontare agli altri e a te stesso, ai nipotini ed ancora a te stesso, perché in realtà sei tu che hai tanto bisogno di loro per emozionarti e sentirti vivo!
Io ne ho stampata nell’anima più di qualcuna, per fortuna, e non mi annoierò mai di raccontarmele. Anche da solo, ed anche a bocca chiusa.

Ma quello che conta di più per me è realizzare l'emozione più intensa: quella costruita da un ideale solo mio su un fatto “concreto e collettivo”.
Che poi verrà citato, scritto e condiviso da tanti altri. E questa è l’impresa più ardua, perché queste emozioni sono sempre le più difficili da far realizzare.

Questo per me è stata la Korung di Etna, l’estate scorsa.

… E QUANDO ARRIVANO
Etna mi ha dato questa grande gioia: se lo meritava lei, come se lo sarebbero sicuramente meritato ancor prima Athena ed Erman, e poi Unica.
Tutti e tutti in fila, tutti dobermann veri. Tutti giù dietro a Cobes (lui, la Korung, l'ha fatta e riconfermata).
E’ toccato a lei, e proprio Etna ha – e giustamente - chiuso il cerchio degli avi, aprendo forse a tanti altri una via importante, una via maestra.
Basterebbe volerla percorrere.

…QUALCHE DOMANDA
Passata e metabolizzata la prima enorme emozione, infatti, mi chiedo anche: perché solo oggi la prima femmina Italiana della storia riesce nell'impresa?
Cosa manca da noi, e nelle nostre scelte d’allevamento?
I primi elementi che mi vengono in mente sono tanti: mancanza di una certa cultura, di coraggio, paura di mettersi in gioco veramente, le carenze tecniche di figuranti e conduttori (bravo Antonio).
Ma, spesso e soprattutto, l’assenza nei nostri cani delle doti necessarie a superare una prova come questa, grazie alla diffusa e italianissima convinzione che non sia possibile selezionare contemporaneamente morfologia e carattere (e questa convinzione è la più grande, e pericolosa, nemica della razza!).

Fossimo più seri, più determinati, non ci soffermeremmo solo sul benedetto indice cefalico: andremmo di nuovo a leggere e rileggere cosa dice lo standard sul carattere della razza e lo confronteremmo con l’indole e le qualità psichiche del nostro "ciccio" acciambellato sul divano.
Forse in effetti gli corrisponde troppo poco. Ahh... ma l’indice cefalico è perfetto!

…PER INDIVIDUARE GLI ERRORI
Oggi mi guardo intorno, perché dello specchio ormai mi sono annoiato, e vedo poco - forse niente - di quello che veramente conta.

So che posso parlare chiaramente - l'ho sempre fatto senza paura - ma più che altro so che devo! 
E so anche, perché devo proprio adesso: per il Dobermann, per quei pochissimi che ancora in questi anni si possono chiamare tali, per i loro avi che se lo meritano
per quanto hanno dato e lasciato, ma più che altro per quelli che devono ancora nascere.
E soprattutto voglio parlare, come sempre, oltre che per me anche per gli altri "congruenti" che non hanno e non avranno mai il coraggio di farlo.

Posso parlare perché per me parlano i fatti e quindi quello che dico dovrebbe contare, a differenza delle infinite chiacchiere senza costrutto dei tanti che si riempiono la bocca
(ma non le fattrici) con la questione caratteriale.
In tanti certamente alle mie parole storceranno il naso e faranno spallucce, ma forse non tutti.

Quel che c’è da dire, senza paura, è che sono troppi anni che gli stalloni più utilizzati sicuramente dal punto di vista caratteriale non rappresentano la razza.
Questo – ovviamente, come tutti sappiamo e tutti fingono di ignorare - ha notevolmente abbassato la media caratteriale del Dobermann odierno (specialmente la tempra). 
La responsabilità è inevitabilmente dei vari Club di razza, che da anni non ricordano in alcun modo agli allevatori di rispettare lo standard anche riguardo le caratteristiche caratteriali.

La prima conseguenza è “la bramosia” che si è diffusa tra i tanti neofiti di imporsi nel mondo delle expo anche senza esperienza e studio.
Tanto bastare “montare chi vince e puntare tutto sulla bellezza” (e costoro a volte vengono incredibilmente premiati, con soggetti a dir poco discutibili caratterialmente).
Ovviamente chi, se non il Club, dovrebbe frenare questo atteggiamento tanto dannoso per i nostri cani?

Non funziona così! Questi signori hanno sbagliato razza, e purtroppo il loro pessimo lavoro selettivo prima o poi danneggerà tutti coloro che si avvicineranno a determinati soggetti,
per così dire, geneticamente "contaminati". 

A cosa sono serviti gli ultimi grandi riproduttori da 3/4/500 monte l’uno, se poi la stragrande maggioranza dei loro figli non riesce neppure ad essere presentato ad un normale ZTP?
Solo a distruggere il lavoro degli allevatori seri (pochissimi, alcuni dei quali si sono purtroppo arresi e adeguati a questi nuovi “standard” che non hanno davvero più nulla a che fare
con la selezione) e dei pochi altri – altrettanto seri - che però hanno peccato all’eccesso opposto, rinunciando a perseguire le necessarie caratteristiche morfologiche (sempre da eccellente!),
pur di preservare qualità caratteriali che i Club non sembrano più tenere troppo da conto (e qui mi riferisco in particolare a vecchi e famosi allevamenti tedeschi).
.
Ci siamo ridotti ad inventare ZTP più teneri, per riuscire a legittimare il risultato di questa politica: soggetti senza tempra e con ben pochi istinti di difesa.
E per poi continuare ad utilizzarli in riproduzione, in un cerchio che si avvita senza fine.

… E PER RICOMINCIARE AD INSEGUIRE IL SOGNO PIU’ GRANDE
Dov'è il Club, dove il confronto di idee, dove sono gli stage (bellissimi ed indimenticabili quelli con Otmar Vogel)?

Come crescono e con quali insegnamenti i nuovi allevatori, che quando faranno cucciolate probabilmente "inquineranno" a loro volta la razza, come non bastassero i tanti  
che già lo fanno per ritorni d’immagine e denaro?

Per questo continuo a guardarmi intorno. Perché spero tanto di vedere un cane. Di vedere, di nuovo, UN DOBERMANN VERO.  

Claudio Zanobi

                 
 
 
 
 
 
 
 
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